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12 Dicembre 2025
Ci sono oggetti che non si limitano ad abitare gli interni, ma contribuiscono a ridefinire i comportamenti, le relazioni, il modo stesso di vivere lo spazio. Il divano Amanta di Mario Bellini appartiene a questa categoria rara: un progetto che, fin dalla sua prima apparizione nel 1966, ha saputo interpretare un cambiamento profondo nel modo di concepire la casa e la dimensione collettiva dell’abitare.
Oggi, a quasi sessant’anni di distanza, Amanta torna nella quotidianità contemporanea con una riedizione firmata HAY. Un ritorno che non è semplice esercizio di memoria, ma un atto progettuale consapevole, capace di mettere in dialogo epoche, culture e visioni diverse del design.
Mohd ha scelto di celebrare questo momento con un evento presso gli spazi di via Turati, a conclusione di un progetto culturale articolato in più appuntamenti, nato per portare a Milano una lettura approfondita del design danese tra tradizione e innovazione. In questa cornice, l’incontro tra Marco Sammicheli, Curatore per il settore design, moda e artigianato della Triennale Milano e Direttore del Museo del Design Italiano, e Rui Pereira, Head of Furniture Design di Hay, moderato da Gianluca Mollura, Founder & CEO di Mohd, ha offerto una riflessione sul valore storico e attuale di Amanta, confermandone la capacità di attraversare il tempo senza perdere rilevanza.
Un progetto nato per rompere gli schemi
Quando Mario Bellini concepisce Amanta, l’Italia degli anni Sessanta è attraversata da una profonda trasformazione sociale e culturale. Il design diventa terreno di sperimentazione, linguaggio capace di rispondere a nuove libertà, a nuove forme di aggregazione, a un’idea di casa meno rigida e più fluida.
Amanta nasce esattamente in questo clima. Il suo profilo basso, la modularità aperta, la presenza di cuscini apparentemente sospesi all’interno di una scocca continua segnano una rottura netta con i modelli tradizionali del divano borghese. Non più un oggetto statico e frontale, ma un sistema pensato per essere vissuto in modo informale, mobile, conviviale. Un progetto capace di riflettere lo spirito di un’epoca e allo stesso tempo orientarlo, traducendo istanze sociali in una forma concreta e radicale.
Una forma pensata per essere vissuta
Architetto di formazione, designer per vocazione, Bellini ha sempre concepito gli oggetti come estensioni del corpo e del comportamento umano.
In Amanta, questa attitudine si manifesta chiaramente. L’ispirazione alla logica strutturale della Barcelona Chair di Mies van der Rohe convive con un approccio più morbido e integrato, che supera l’evidenza della struttura metallica per privilegiare un’idea di comfort continuo. Le suggestioni del modernismo internazionale si fondono con una sensibilità profondamente italiana, attenta alla vita quotidiana, ai gesti, alle relazioni.
Il risultato è un divano che unisce precisione architettonica ed ergonomia, forma e uso, estetica e funzione sociale. Un arredo che nasce per entrare nella vita delle persone, per adattarsi ai cambiamenti, per accompagnare il tempo senza irrigidirsi in una forma definitiva.

La riedizione HAY: continuità e trasformazione
Nel riproporre Amanta, HAY ha scelto di muoversi con rispetto e precisione, preservando l’identità del progetto originale e aggiornandone gli aspetti tecnici e produttivi in linea con le esigenze contemporanee.
La scocca, originariamente in fibra di vetro, è oggi realizzata in ABS riciclato post-consumo al 99%. I cuscini utilizzano una schiuma bio-bilanciata al 94%. L’intero sistema è progettato per essere smontabile, facilitando manutenzione e durabilità nel tempo. A questo si aggiungono nuove varianti cromatiche per la scocca e un’ampia selezione di rivestimenti in tessuto e pelle, che ampliano ulteriormente le possibilità compositive del divano.Per HAY, Amanta rappresenta anche un passaggio simbolico importante: è la prima riedizione di un progetto italiano nella storia del brand. Come sottolinea Rolf Hay, co-fondatore di HAY, il design italiano di quel periodo ha avuto un’influenza decisiva nel ridefinire il linguaggio del progetto a livello europeo, aprendo nuove prospettive sul rapporto tra industria, artigianato e cultura.