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10 Aprile 2026
Mohd in conversazione con Paolo Lomazzi. Un dialogo sul progetto come gesto, sulla libertà dell’abitare e sul senso contemporaneo della riedizione.
Ci sono oggetti che non invecchiano: attraversano il tempo cambiando contesto e pubblico, ma restano attuali perché contengono già, in origine, una visione capace di anticipare i modi dell’abitare. Ciuingam appartiene a questa categoria. Disegnata nel 1966 da De Pas, D’Urbino, Lomazzi, emerge in una stagione in cui il design non si limita a definire forme, ma interviene direttamente sui comportamenti.

Più che una poltrona, Ciuingam si configura come un dispositivo che agisce sul corpo e sullo spazio. “Un approccio del progetto capace di influenzare il modo di abitare, i comportamenti e le relazioni sociali è sempre attuale”, osserva Paolo Lomazzi. In questa prospettiva, il progetto non si esaurisce nella sua dimensione formale, ma diventa strumento culturale, capace di ridefinire posture, rituali e dinamiche quotidiane.
La sua natura prende forma in piena coerenza con le trasformazioni sociali degli anni Sessanta.
Non è un oggetto che ironizza sull’arredo tradizionale, ma un gesto che intercetta un cambiamento già in atto. “Nasce contestuale ai cambiamenti della società e dei costumi, il gesto popolare”, afferma Lomazzi. In questa immediatezza risiede la sua forza: una forma accessibile, diretta, che traduce in materia un nuovo modo di vivere lo spazio domestico.
Fondamentale, in questo passaggio, è il ruolo della tecnologia. L’introduzione di nuovi materiali, come le schiume poliuretaniche, apre a possibilità inedite, liberando il progetto da vincoli tipologici consolidati. “I nuovi materiali e le tecnologie hanno rivoluzionato i processi produttivi e formali. Si poteva fare.” La forma di Ciuingam nasce esattamente da questa condizione: non come esercizio stilistico, ma come esito concreto di una possibilità tecnica.
Ne deriva una relazione completamente diversa con l’oggetto. La seduta non impone una postura, ma la suggerisce, lasciando spazio a un uso più spontaneo. “Uno stile di vita libero e informale”, sintetizza Lomazzi. Il corpo si adagia, si muove, sperimenta. Lo spazio domestico perde rigidità e si apre a una dimensione più fluida, in cui l’arredo non disciplina, ma accompagna.
Rieditare oggi un progetto come Ciuingam significa confrontarsi con una cultura del design profondamente mutata, ma anche con una nuova sensibilità verso l’autenticità. In questo processo, la fedeltà non riguarda solo la forma. “Non vanno giudicati come oggetti, ma come ambienti vissuti.” Ciò che deve essere preservato è la capacità dell’oggetto di attivare un’esperienza, di costruire relazioni e atmosfere, mantenendo intatta la sua intenzione originaria.

La riedizione firmata Mohdern si inserisce in questa linea, valorizzando la cultura materiale e la manifattura italiana, con un’attenzione rigorosa a proporzioni, finiture e qualità esecutiva.
La poltrona sarà presentata in anteprima durante la Milano Design Week 2026, a partire dal 21 aprile, nello showroom Mohd, in via Filippo Turati 3.
Oggi, Ciuingam si presta a molteplici interpretazioni. Non è vincolata a un contesto specifico, ma mantiene una vocazione aperta. “Il fine è sempre l’attenzione responsabile e inclusiva alle persone.”
Che si tratti di uno spazio domestico, pubblico o sperimentale, ciò che conta è la qualità della relazione che l’oggetto è in grado di generare.
In questo senso, la sua attualità non risiede nella nostalgia, ma nella capacità di continuare a porre una domanda fondamentale: non come deve essere una seduta, ma come vogliamo abitare.