Il design radicale italiano compie 50 anni: ancora innovativo e sempre più iconico

10 Maggio 2022

Mezzo secolo fa un’importante mostra del MOMA ne sanciva la portata rivoluzionaria, ancora oggi riconoscibile

Il 26 maggio del 1972, mezzo secolo fa, si inaugurava al MOMA di New York la mostra “Italy: the new domestic landscape”. Ideata e allestita dal progettista argentino Emilio Ambasz, curatore del dipartimento di architettura e design del museo, la mostra raccontava la rivoluzione progettuale, formale e domestica che stava nascendo e crescendo in Italia, attraverso 180 oggetti di uso domestico e 11 ricostruzioni di ambienti commissionate dal museo stesso per l’occasione.

Un’intuizione giusta, sponsorizzata non a caso dal Ministero per gli affari esteri e dall’Istituto per il commercio estero, che sancì il primato del design italiano con una connotazione rivoluzionaria, sperimentale e, appunto, radicale.

Radicale nel proporre nuovi modelli formali, o meglio, l’assenza del modello e la sua decostruzione verso una totale libertà di interpretazione estetica del progetto, slegata dalla tradizione e dagli esempi classici. Questa impostazione, a tratti giocosa ma tutt’altro che superficiale, rispondeva anche alla necessità di adattare il design a nuovi stili di vita e nuovi modi di vivere la casa.

La mostra stessa si configurava in modo estremamente moderno: suddivisa nelle due sezioni Ambienti e Oggetti, accompagnate da testimonianze audiovisive, offriva al visitatore un’esperienza immersiva ante litteram. Così come visionaria era l’idea di proporre, accanto alla riproduzione dell’abitazione permanente, anche quella della cosiddetta “mobile unit”. Ambasz conia due definizioni:  “contro-design” per sottolineare la portata innovativa e la distanza dalla visione classica della casa: l’obiettivo è migliorare la qualità della vita migliorando l’ambiente fisico in cui si abita. “Pro design” fa invece riferimento ad ambienti pensati per accogliere dinamiche sociali e familiari informali e sperimentare nuove forme, materiali e colori.

Cosa resta oggi di questa ondata di cambiamento? Sicuramente un patrimonio di arredi iconici, scultorei dal forte carattere. Si inseriscono alla perfezione nelle case di chi sente il desiderio di sperimentare, di stupire, ma anche di vivere la casa a modo suo. Di chi non si accontenta di arredi che assolvono una funzione ma ricerca, piuttosto, elementi che raccontano una storia e ispirano nuove forme di socialità, oggi come nel 1972.

Non a caso, i designer coinvolti nella mostra del MOMA sono alcuni di quelli che tuttora rappresentano il design italiano nel mondo. In primis Ettore Sottsass che con il suo specchio Ultrafragola porta onde di luce nelle case e una grande superficie in cui riflettersi. Tra gli arredi in esposizione al MOMA, che tutt’ora sono tra i più richiesti, troviamo anche la poltrona Soriana di Afra e Tobia Scarpa, prodotta da Cassina è immagine di un nuovo utilizzo del divano, più informale e rilassato. Così come la lampada Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, iconico prodotto di Flos che ancora oggi è tra i più richiesti elementi di illuminazione per la zona giorno. E come non citare la poltrona Sacco di Gatti, Teodoro e Paolini per Zanotta  che stravolge l’idea di seduta diventando icona senza tempo.

Il design radicale si sviluppa, naturalmente, anche al di fuori della mostra newyorkese e genera una serie ampia e fortemente creativa di arredi ancora attuali e di portata innovativa. Lo è, ad esempio, il divano Bocca di Gufram, unico nel suo genere ed estremamente pop; così come la seduta Proust di Alessandro Mendini che parte dal modello di poltrona settecentesca e ne conserva le linee stravolgendone però il decoro. Altrettanto innovativa ma dalle radici completamente diverse è la seduta Up di Gaetano Pesce, prodotta da B&B Italia: un corpo femminile, allo stesso tempo sensuale e materno da cui lasciarsi avvolgere.

Gufram Pratone
Poltronova Ultrafragola
Gufram Bocca Divano
Zanotta Sacco
Cappellini Proust
B&B Italia Up
Flos Arco

Mohd
Atelier

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15-21 aprile

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