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Il mondo saluta Frank Gehry, l’architetto delle forme impossibili

11 Dicembre 2025

Frank Gehry

Si è spento il 5 dicembre 2025 Frank Gehry, figura centrale dell’architettura contemporanea e autore del celebre Guggenheim di Bilbao. Con le sue forme fluide, i materiali non convenzionali, ha lasciato un segno profondo anche nel design, grazie a celebri collaborazioni con Vitra e Knoll, capaci di tradurre la sua visione in oggetti iconici della quotidianità.

Il 5 dicembre 2025 si è spento, nella sua casa di Santa Monica, Frank Gehry. Aveva 96 anni. Architetto, artista, provocatore gentile, Gehry ha trasformato il paesaggio urbano come pochi altri nel Novecento e nel nuovo millennio. Nato a Toronto nel 1929, naturalizzato statunitense, ha firmato alcune delle opere più iconiche dell’architettura contemporanea: dal Guggenheim Museum di Bilbao alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, passando per la Fondation Louis Vuitton a Parigi.

Lo ricordiamo per le sue curve in titanio, per le facciate che sembrano in movimento, per gli edifici che sfidano la simmetria. Ma soprattutto per il modo in cui ha ribaltato le regole del costruire. Gehry non disegnava edifici: scolpiva spazi.

Fin dagli anni ’70, la sua architettura si fece notare per l’uso di materiali poveri – cartone, rete metallica, lamiera – e per un linguaggio formale che sfuggiva alle geometrie classiche. Lo si vide chiaramente nella sua casa di Santa Monica, che ristrutturò nel 1978: un collage irriverente di elementi industriali che scandalizzò il vicinato, ma divenne una pietra miliare per il decostruttivismo.

Gehry non costruiva case “belle” nel senso tradizionale: costruiva opere inquietanti, vive, difficili da ignorare.

Tra i suoi primi progetti europei, il Vitra Design Museum (1989), a Weil am Rhein in Germania, rappresenta una tappa significativa. Nato come spazio per esporre la collezione di design dell’azienda Vitra, il progetto si trasforma presto in una fondazione museale autonoma, dedicata alla ricerca e alla diffusione del design. Con i suoi volumi scomposti, torri, rampe e una luce naturale che modella gli spazi interni, l’edificio è considerato una delle prime e più compiute espressioni del decostruttivismo in Europa. Oggi è tra i musei di design più importanti al mondo.

Walt Disney Concert Hall

Vitra Design Museum

Il museo che cambiò tutto

Il Guggenheim di Bilbao, inaugurato nel 1997, rappresentò la consacrazione globale. Un edificio che sembra nato da un sogno – o da una collisione tra vento, acqua e metallo. Le sue superfici curve in titanio riflettono il cielo e il fiume Nervión. Un’opera che non solo cambiò la città, ma anche il modo di concepire un museo. Dopo Bilbao, il contenitore divenne spesso più celebre del contenuto.

Gehry fu premiato nel 1989 con il Pritzker Prize, il Nobel dell’architettura, proprio per il suo contributo rivoluzionario. Ricevette poi il Praemium Imperiale del Giappone (1992), la Medaglia d’Oro dell’American Institute of Architects (1999) e il Premio Principe delle Asturie per le Arti (2014). 

Frank Gehry Guggenheim Museum Bilbao
Guggenheim Museum Bilbao

Un’eredità in costruzione

Fino all’ultimo Gehry ha continuato a progettare. Nel 2025 aveva avviato il CMU Museum of Fine Arts di Taiwan. Il 2026 avrebbe segnato l’inaugurazione del Guggenheim di Abu Dhabi, un progetto atteso da anni. Intanto, a Beverly Hills, era in fase di sviluppo un nuovo flagship store per Louis Vuitton, un gigante architettonico da 100 mila metri quadrati. La moda, l’arte e la tecnologia continuavano ad attrarlo, anche a novant’anni.

Frank Gehry
Tommaso Boddi/WireImages/Getty Images

Frank Gehry ha lasciato un’impronta indelebile nel paesaggio globale. Ha ridefinito l’architettura come atto creativo totale, tra scultura e ingegneria, tra intuizione e algoritmi. Ha mostrato che anche il titanio può raccontare una storia.

Nel salutarlo, celebriamo l’autore di edifici spettacolari, l’uomo che ha saputo dare forma al caos, trovando bellezza dove prima c’era solo funzione.

“Architecture should speak of its time and place, but yearn for timelessness”.

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