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24 Luglio 2025
Fino al 26 luglio 2025, in mostra opere iconiche e riedizioni.
Nel cuore del Mediterraneo, sull’isola di Filicudi, lo Studio Casoli presenta una mostra dedicata a Ettore Sottsass, maestro indiscusso del design radicale e dell’immaginazione simbolica. L’allestimento, visitabile fino al 26 luglio 2025, è più di una semplice retrospettiva: è un ritorno, un atto di ascolto e di riconnessione con uno dei luoghi più intimi della vita dell’architetto.
Filicudi fu per Sottsass casa e rifugio. Qui, a partire dagli anni Ottanta, trascorse le sue estati con Barbara Radice, osservando la luce mediterranea trasformarsi in linguaggio, gli oggetti d’uso diventare rituali, e l’architettura ridursi alla sua essenza. È in questo contesto che prende forma il progetto dello Studio Casoli: “È stata una scelta naturale. L’idea è nata in modo spontaneo. Per noi frequentatori di Filicudi, Sottsass è sempre stato una parte dell’isola.”
Il percorso espositivo abbraccia le molte anime del lavoro di Sottsass. Ceramiche, fotografie, oggetti si susseguono in uno spazio che dialoga apertamente con l’ambiente. Tra le opere in mostra, spiccano icone del design italiano come la Superbox “Torno Subito” (1966, Poltronova), la consolle Tartar (1985, Memphis), il tavolo Crazy Horse (rieditato da Poltronova), insieme a pezzi rari di Glas Italia, BD Barcelona, Venini, Memphis, Artemide e Poltronova. Sono elementi che non si limitano a riempire lo spazio, ma lo raccontano, come Sottsass stesso scriveva: “La luce non illumina, la luce racconta.”
Il criterio curatoriale è dichiaratamente poetico e simbolico: “Abbiamo immaginato un percorso in cui materiali diversi dialogano tra loro attraverso contrasti di forma, luce e significato”, spiegano dallo Studio Casoli. Così, ogni opera diventa parte di un racconto aperto, che invita il visitatore a rallentare lo sguardo, lasciandosi guidare da evocazioni arcaiche e gesti quotidiani.
Il ruolo dell’isola è centrale. L’architettura raccolta dello Studio Casoli accoglie la luce naturale come strumento di narrazione, creando continuità tra interno ed esterno, tra manufatto e paesaggio. “Il linguaggio di Sottsass entra in quello naturalistico di Filicudi. Non è facile fare mostre in un luogo così potente dal punto di vista naturalistico, perché devono reggere il confronto con la bellezza dell’isola. Quando ci riusciamo, è un’occasione autentica per godere dell’arte.”
Filicudi diventa così cassa di risonanza del pensiero sottsassiano, che qui si fa ancora più essenziale. “Il legame con Filicudi ha offerto a Sottsass una lente riflessiva”, spiegano i curatori. “La luce mediterranea, l’architettura essenziale, i luoghi rituali e il ritmo della vita quotidiana gli permettevano di guardare il mondo in modo nuovo. La luce racconta, i materiali evocano memoria e il design diventa narrazione poetica.”
Accanto alle opere storiche, la mostra accoglie anche alcune delle più recenti riedizioni di pezzi emblematici, come Hera di Artemide o Shiva, rieditata in una capsule edition da BD Barcelona. Questi oggetti, lontani dalla logica nostalgica della replica, mostrano l’attualità della visione sottsassiana. “Il fenomeno delle riedizioni sottolinea la contemporanea rilevanza delle icone radicali di Sottsass”, riflettono i curatori. “Non come reliquie da museo, ma come modelli ancora vivi, capaci di fondere estetica, funzione, simbolismo e sostenibilità.”
La mostra si rivolge a un pubblico variegato, tra appassionati di design, architetti, collezionisti e semplici viaggiatori dell’anima. “Il progetto di Filicudi attiva un dialogo tra sensibilità diverse – cultura progettuale, vissuto, memoria, natura e ritualità – offrendo un luogo dove arte e isola si fondono in un’esperienza coesa.”
In un tempo che rischia di ridurre il design a funzione o estetica, la lezione di Sottsass si fa urgente. “Sottsass ci mostra che il design è un rito che intreccia funzione, emozione e memoria”, conclude lo Studio Casoli. “Invita progettisti e collezionisti a creare e scegliere oggetti carichi di significato e vita. Oggi più che mai, questa visione restituisce profondità e umanità al nostro rapporto con le cose.”
A Filicudi, la sua opera non viene semplicemente esposta. Torna a vivere, tra luce e pietra, nel silenzio pieno di senso di un’isola che continua a raccontare.