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22 Luglio 2021
Con palette cromatiche attuali e texture innovative, l’intreccio si trasforma, assume una veste nuova e molto interessante
L’intreccio nasce come tecnica produttiva affine alla tessitura, le sue origini sono antichissime e radicate nella funzione strumentale finalizzata alla produzione, manuale, di pannelli da utilizzare in vario modo. Con il tempo l’intreccio ha assunto una valenza più ampia, legata all’estetica dell’incrocio di fibre che lo caratterizza. Non più solo tecnica di assemblaggio ma anche decoro. Questa nuova prospettiva ha portato alla sperimentazione di materiali e colori diversi, sperimentazione che oggi conosce un momento di forte espansione nell’arredo, anche outdoor. Cosa rende speciale questa tecnica? Il suo essere in equilibrio tra passato e presente, la versatilità offerta dalla possibilità di utilizzare materiali naturali, sintetici e dalle consistenze più disparate. Le aziende esplorano con entusiasmo questo sentiero creativo, declinando ciascuna nel suo stile l’intreccio e proiettandolo nel futuro.
Jali di Paola Lenti

Paola Lenti ha fatto dell’intreccio il suo marchio di fabbrica e lo sperimenta con fibre più o meno consistenti dando sempre origine a texture visivamente incantevoli. Un esempio è la collezione di tappeti Jali (in copertina): adatti sia all’interno che all’esterno sono in fibra sintetica intrecciata in palette scelte per formare una colorazione mélange. La lavorazione è eseguita a mano e rifinita con punto Zig Zag e frangia: il risultato ha un’anima artigianale e uno stile contemporaneo.


Una delle innovazioni più dirompenti nella tecnica dell’intreccio è stata l’utilizzo di fibre sintetiche. Il primo a intuire il potenziale di questa pratica è stato Bobby Dekeyser, fondatore di Dedon. Negli anni ’90, alla ricerca di una nuova concezione dell’arredo outdoor decise di applicare le tradizionali tecniche di intreccio a delle fibre sintetiche resistenti all’acqua. Da allora l’intreccio è il motivo ricorrente delle collezioni Dedon, declinato in tantissimi modi diversi. Tra le più interessanti ci sono Ahda e Dala di Stephen Burks.


Un’azienda nata proprio dal desiderio di esplorare questa tecnica e interpretarla in chiave nuova è Bottega Intreccio. Nasce a Mogliano, nelle Marche, in un territorio in cui questa tradizione artigiana sopravvive da generazioni. Bottega Intreccio, infatti, nasce come laboratorio diffuso, in dialogo con il territorio e dal 2019 la direzione creativa è dello studio Angeletti Ruzza. Nelle immagini il divano Milli e le lampade Cocolla.

Panda è una delle collezioni iconiche destinate all’outdoor di Gervasoni. Disegnata da Paola Navone è un altro esempio eccelso di applicazione dell’antica tecnica dell’intreccio a un materiale ad alte prestazioni. La struttura è in alluminio ed è rivestita con un intreccio di fibra sintetica chiamata, appunto, Panda resin. Pensata proprio per resistere ai raggi UV e agli agenti atmosferici.

Sytem, Byron e Curry di Porro si rinnovano grazie all’intreccio

System, Byron e Curry sono tre collezioni disegnate da Piero Lissoni per Porro e quest’anno si rinnovano proprio nel segno della paglia intrecciata che diventa elemento distintivo e di eleganza. System è un sistema di librerie e pareti attrezzate in cui la paglia intrecciata diventa pannello posteriore. Byron è un letto: ha un paravento con telaio in massello di frassino tinto nero che racchiude un intreccio in paglia con motivo grafico a pied de poule. Infine, Curry è un divano di forma trapezoidale la cui struttura è in legno massello di frassino tinto nero che incornicia dei decorativi pannelli in paglia intrecciata nello stesso colore.

L’intreccio di paglia è dunque il motivo ricorrente del 2021 per Porro che con questa scelta introduce un richiamo forte all’artigianalità conservando la sua estetica essenziale e contemporanea.