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26 Febbraio 2025
La seduta, disegnata nel 1975 da Pierre Paulin, ha un nuovo rivestimento firmato Dedar.
Negli anni ‘70 l’arredo vive una trasformazione rivoluzionaria in cui le forme si liberano dei vincoli funzionali per assumere curve inaspettate, irrazionali, votate alla sperimentazione. In salotto cambiano le abitudini: non si tratta più solo di uno spazio formale in cui sedersi in modo composto ma piuttosto di un ambiente accogliente e in cui sentirsi a proprio agio.
Questo cambio di paradigma si riflette sul design che muta nelle linee, nei materiali e nei rivestimenti. Il divano e la poltrona non sono progettati più per far stare dritta la schiena in una posizione artificiale ma piuttosto per liberare il corpo e dare la possibilità a ciascuno di trovare il proprio modo di sedersi.
In questo scenario si inseriscono alcune delle collezioni più iconiche tra cui la poltrona Pacha disegnata nel 1975 dal designer francese Pierre Paulin e prodotta dall’azienda danese Gubi. Paulin è un designer eclettico votato a forme sinuose e organiche e a progetti sperimentali. Non a caso disegna la poltrona Pacha immergendosi nel cambiamento di quegli anni e con l’intenzione di scardinare i canoni classici della categoria.
La sua chiave di lettura è la rotondità insieme alla generosità per contrastare il rigore del design post-bellico. Il suo intervento, pur destrutturando le proporzioni canoniche, resta fedele a un’idea di eleganza senza tempo, in perfetto e inedito equilibrio tra sovversione e sofisticatezza.

La struttura si articola in tre elementi: la base rientrante, la seduta e lo schienale, dal momento che nella prima versione la Pacha non presenta braccioli. L’insieme è essenziale, decorato solo dalle due cuciture al centro dei cuscini che danno ritmo e rifiniscono. I piedi sono totalmente assenti ed è come un invito a sedersi su un sofisticatissimo cuscino poggiato sul pavimento.
Negli anni, la Pacha si è evoluta in diverse direzioni, con la versione munita di braccioli e di recente la versione outdoor, rivoluzionaria nel settore dell’arredo da esterno.
È come una nuvola e l’impatto visivo è forte, ma la Pacha oltre a essere una scultura soffice è comunque una poltrona a tutti gli effetti. Questo vuol dire che al design ricercato si accompagna la funzionalità di una seduta progettata con onestà e intelligenza oltre che con l’innato senso estetico di Paulin.
Senso estetico che Gubi ha ulteriormente valorizzato vestendo la Pacha di tessuti ricercati e senza tempo. E proprio in questa direzione va anche la scelta di rendere questa poltrona ancora più interessante con il nuovo rivestimento Karakorum Stripe.
Di Dedar, in lana, viscosa e cotone bouclé, questo tessuto ha una texture tattile e visiva molto intensa oltre che durevole. Il nome di questa linea è un omaggio alla capitale della Mongolia, un tempo snodo fondamentale della storica via della seta. Il motivo a strisce in bianco e nero accentua le forme sinuose della Pacha, sottolineandone il profilo scultoreo e la personalità.
Una novità per la primavera 2025 perfettamente coerente con la tendenza di oggi a conciliare eleganza e ironia, atmosfera sofisticata e informale, proprio come negli anni in cui la Pacha fu immaginata per la prima volta.