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11 Giugno 2025
La designer ha un approccio artistico e sartoriale al design e trova nell’azienda libertà creativa e qualità condivisa.
La formazione all’Accademia di Brera, l’esordio nella moda a New York e poi il ritorno a Milano per lavorare con Elio Fiorucci, Basile, Camper e altri grandi brand di abbigliamento e accessori. È questo l’incipit del percorso professionale di Lorenza Bozzoli, un percorso che devia, con successo, verso il design dell’arredo, ma senza perdere la sua vocazione sartoriale. Proprio questo suo profilo così particolare e diverso dall’ordinario le vale il riconoscimento di aziende prestigiose con cui collabora. Tra queste instaura un rapporto di fiducia e stima reciproca con Ghidini 1961 per cui ha firmato anche le collezioni Mambo, Ufo e Cards, appena presentate.
Che cosa apprezzi di Ghidini 1961 e in cosa ti senti affine a questa azienda?
Mi sento affine a questa azienda per la sua incessante ricerca del bello, della perfezione e della qualità, valori che condivido profondamente e che sono alla base del mio lavoro.
Forme arrotondate, imbottiti generosi: da cosa nasce la spinta verso queste caratteristiche che ricorrono nelle collezioni disegnate per Ghidini 1961?
La spinta verso forme arrotondate e imbottiti generosi nasce da un desiderio profondo di creare oggetti femminili che sappiano accogliere, abbracciare e trasmettere una sensazione di comfort e benessere. Amo l’idea che un pezzo di design possa diventare un rifugio visivo e tattile, una presenza che addolcisce lo spazio e dialoga con chi lo vive. Per Ghidini 1961, questa ricerca si traduce in collezioni che esprimono morbidezza e calore, pur mantenendo un’estetica sofisticata e contemporanea. Le linee curve, le proporzioni generose e la cura dei dettagli sono un invito a lasciarsi avvolgere, a rallentare e a vivere un’esperienza più intima con l’oggetto. La materia, il metallo sapientemente lavorato da Ghidini, diventa il telaio su cui poggiano forme più morbide, creando un equilibrio tra solidità e leggerezza, tra forza e delicatezza. È una tensione creativa che mi affascina e che ritengo sia una delle chiavi del nostro lavoro insieme.
La moda fa parte della tua formazione ma anche del tuo stile, come si inserisce un tocco “couture”nella progettazione del proprio interno domestico?
La moda è stata per me una palestra fondamentale: mi ha insegnato l’importanza dei dettagli, delle proporzioni e, soprattutto, della capacità di dare carattere e personalità a un progetto attraverso un tocco unico. Il “couture” per me non è solo un’estetica, ma un’attitudine. Quando disegno un prodotto, cerco sempre di portare questa visione: un’attenzione al dettaglio, una cura per le texture, per i colori e per la tattilità degli elementi.
La casa diventa un guardaroba per l’anima, un luogo dove ogni pezzo ha un significato, dove il design incontra il comfort, e dove il bello è anche un atto d’amore verso se stessi. In questo senso, il tocco “couture” si traduce in scelte audaci e personali: un velluto che cattura la luce in un certo modo, una cucitura volutamente in evidenza, una proporzione che richiama un abito drappeggiato. È un modo di vedere il design come una forma di alta sartoria per lo spazio, dove ogni dettaglio conta e ogni scelta racconta una storia.
Le nuove collezioni per Ghidini 1961 sono Mambo, Cards, Ufo, come sono nate e quali sono le caratteristiche principali?
Sono visioni fugaci a cui mi attacco con fantasia, cercando anche poi delle motivazioni. Avevo voglia di disegnare un divano con una seduta fluida, continua, senza spigoli, con il drappeggio che per me mi ricorda un abito e quindi il mio background sicuramente principale. Quindi Mambo nasce dall’idea di un corpo in movimento, con un abito fasciato. Nella versione letto chiaramente la forma non è sinuosa perché la funzione richiede una determinata proporzione e quindi non ci sono grandi margini di fantasia. Accanto abbiamo messo un comodino, si chiama UFO perché l’ispirazione è quella del cartone animato i Pronipoti, con il piano in vetro così se sotto, ad esempio, c’è un libro si vede la copertina.
Il mio modo di lavorare è abbastanza estemporaneo, una cosa mi chiama un’altra, vado per immaginazione, insomma. E uno dei motivi per cui mi trovo bene con Ghidini 1961 è che non ci sono dei brief serrati ma, una volta definita la funzione c’è ampia libertà creativa.