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7 Febbraio 2023
I suoi arredi sono pezzi unici ispirati dalla natura, la psicologia e la sapienza artigiana
Come ogni anno Maison&Objet, il salone parigino dedicato al design, individua un talento che più degli altri ritiene in grado di interpretare il nostro tempo e di valorizzarne la qualità. Per l’edizione di gennaio 2023 titolo di Designer of the Year è stato assegnato a Raphaël Navot, nato a Gerusalemme nel 1977 e parigino d’adozione, visto che nella capitale francese ha fondato il suo studio di progettazione dopo la laurea alla Design Academy Eindhoven. E proprio dalla scuola olandese ha tratto gli insegnamenti fondamentali per il suo design caratterizzato da ricerca filologica, approfondimento delle tecniche di produzione, sperimentazione formale e un approccio che lui stesso definisce non-industriale.

Non-industriale perché legato indissolubilmente alla sapienza artigiana che per lui è fonte di idee per la genesi di ogni suo progetto: gli artigiani sono i più vicini ai materiali e sono depositari di competenze che si trasmettono di generazione in generazione ecco perché hanno molto da insegnare sul comportamento dei materiali e sule loro potenzialità. Il rispetto delle caratteristiche del materiale è del resto un altro tratto distintivo dell’approccio di Navot che evita, ad esempio, le vernici preferendo lasciare le superfici nel loro colore naturale. A questo proposito il designer spiega che le scienze naturali sono un altro suo grande bacino di ispirazioni: nel mondo naturale, dice, il design assume forme e configurazioni mai viste prima.

Ecco perché Navot si definisce non-industriale: non sono le tendenze a guidare le sue scelte e non è la scena del design mainstream quanto piuttosto un percorso introspettivo e allo stesso tempo orientato a creare un’esperienza complessiva per chi si immerge nel suo progetto. Per questo tende a non assumere incarichi di progettazione di interni privati, preferendo spazi pubblici di altissimo livello in cui sente di poter dare vita a una storia all’interno del quale l’utente possa immergersi in modo totale.

È ciò che ha fatto, ad esempio, nel progetto del Hotel National des Arts et Métiers di Parigi che è diventato una sorta di suo manifesto personale in cui esprime il primato dell’arredo su misura, della lavorazione artigianale dei materiali e della possibilità, per gli ospiti, di sperimentare con i sensi le caratteristiche, messe a nudo, di ogni superficie.

La prossimità ai materiali e la devozione a chi ha le competenze per trasformarli è anche alla base dei suoi lavori per i grandi brand di settore come Cappellini per il quale ha disegnato la panca Poh: il nome è acronimo per Patchwork Oval Hemisphere proprio perché la panca, utilizzabile anche come tavolino basso, è composta da un patchwork di tasselli di legno rivestiti in massello di noce americano naturale. Ogni panca è un pezzo unico, numerato: i pezzi di legno sono infatti assemblati in modo casuale per poi essere intagliati da una macchina a controllo numerico.

Così come la lampada Toh immaginata da Navot per Veronese Paris: il nome è acronimo per Trigonometric Oval Hemisphere e la lampada interpreta in chiave contemporanea il tema del classico lampadario a prisma. Si compone di una serie di elementi in vetro, posizionati a formare una mezzaluna che incanta lasciando l’osservatore a bocca aperta.

Coinvolgere l’utente in una sorta di incantesimo è anche lo scopo di Apothem Lounge, l’istallazione immersiva progettata da Navot per Masion&Objet. Si tratta di una sala circolare in cui gli arredi sono inseriti a formare una sorta di scenografia: per sperimentare ciascun elemento non tanto per la sua funzione quanto per la suggestione che trasmette attraverso luci, colori, comfort e altre caratteristiche specifiche, in cui immergersi.