Scopri il nostro e-shop e accedi a un catalogo digitale di oltre 40.000 prodotti di design.
Vai allo shopSpring Days | Usa i coupon SPRING15 per ottenere il 15%, a partire da 480€ e SPRING20 per ottenere il 20% a partire da 4800€
9 Ottobre 2024
Dallo studio sulla tensione strutturale al lavoro serrato con l’ufficio tecnico Flos: ecco come nasce una lampada da premio.
Guglielmo Poletti racconta come è nato e si evoluto il progetto per la lampada To-Tie di Flos premiata quest’anno con la menzione d’onore del Compasso d’Oro ADI. E nella sua narrazione, in modo molto elegante, sottolinea volentieri l’importanza del dialogo, serrato, con l’ufficio tecnico dell’azienda che ha saputo dare forza e struttura alla sua idea iniziale. Poletti è partito da un input ma ha saputo arricchirlo e modificarlo in un percorso di ricerca progettuale che è passato anche dagli archivi Flos.
Cosa rappresenta per te la menzione d’onore del Compasso d’Oro per To-Tie?
Ricevere la menzione d’onore di un premio storicamente così prestigioso come il Compasso d’Oro è stato per me un grande onore, in parte inaspettato per via del fatto che To-Tie sia stato il mio primo progetto di illuminazione industriale.
In particolare, sono grato a una grande azienda come Flos per avermi dato l’opportunità di sviluppare assieme questo prodotto, frutto della collaborazione tra tante figure dal know-how eccezionale. Questo secondo aspetto rappresenta per me un ulteriore privilegio, che rende questo riconoscimento ancora più significativo.
Come è nato il concept di questa lampada?
To-Tie è nata da una digressione progettuale: l’idea originaria è partita dal giunto di un tavolo parte della collezione Equilibrium, il mio lavoro di tesi sviluppato durante il Master alla Design Academy di Eindhoven, incentrato sulla tensione strutturale. Inizialmente ne ho rielaborato i diversi elementi presentando una lampada a sospensione, di cui Flos ha realizzato un primo prototipo. Ma quel prototipo, per molteplici ragioni, non andava bene.
Fu allora che vidi in azienda un prodotto di Achille Castiglioni del 1975, Aoy, una lampada da tavolo in vetro a forma cilindrica. Questo spunto mi ha dato modo di ripensare la mia idea, realizzando un nuovo prototipo di To-Tie nella versione da tavolo: un piccolo cilindro in acrilico e un tubo di metallo con un LED molto semplice al suo interno, il tutto tenuto assieme da una corda tensionata. Sebbene si trattasse di un modello molto rudimentale, mettere assieme quella prima versione della lampada nel mio laboratorio è stato un passaggio fondamentale per comprenderne il potenziale e le qualità illuminotecniche. Non ho concepito questa lampada razionalmente, è stato il processo a farlo per me.
Nel progettarla hai ricevuto qualche input dall’azienda?
Il dialogo con Flos si è avviato senza alcuno specifico brief iniziale. Ho apprezzato molto la libertà che mi è stata concessa, che mi ha dato modo di lavorare in autonomia a svariate proposte sin da subito. Ma è durante la fase di sviluppo che ho ricevuto gli input più importanti da parte dell’azienda, grazie al dialogo costante e alle ineguagliabili competenze tecniche derivanti dall’eredità culturale e progettuale di Flos. Nonostante il processo sia stato molto lineare, ci è voluto un anno e mezzo di perfezionamento: è la cura minuziosa dei dettagli a rendere To-Tie una lampada Flos, sia da un punto di vista tecnico che estetico.
In che modo si assembla To-Tie?
To-Tie è un oggetto scarno, fatto quasi di nulla, la cui estetica è subordinata a una chiara logica costruttiva. La sua caratteristica distintiva è riassunta nel nome, che in inglese significa legare, fissare. La costruzione della lampada mette in relazione tre semplici elementi: cavo, barra e cilindro.
La chiave del progetto risiede nel sistema di tensionamento, che delinea le qualità sia formali che funzionali della lampada, unendole in un legame reciproco. I componenti, ridotti al minimo indispensabile e assemblati unicamente grazie alla tensione meccanica, assolvono a molteplici funzioni. La sorgente luminosa è integrata in una barra in alluminio anodizzato che non solo emette la luce, ma funge anche da maniglia per sollevare la lampada. Allo stesso modo, il cavo elettrico in tessuto, oltre a fornire l’alimentazione alla barra, permette di fissare quest’ultima al cilindro in vetro borosilicato, la cui estrema limpidezza mette in risalto la composizione geometrica del giunto.
Il metodo di assemblaggio senza viti, colla o saldature, consente di smontare agilmente le lampade per la sostituzione dei componenti o per smaltire correttamente gli stessi, facilitando il processo di riciclaggio a fine vita del prodotto.

Essenzialità e simmetria sono tratti ricorrenti nei tuoi progetti: da cosa nasce questo aspetto?
Nel mio lavoro purezza e rigore formale sono tratti ricorrenti in quanto legati ad una ricerca incentrata su precisi gesti strutturali, volti ad indagare e valorizzare le proprietà dei materiali. Le qualità sia funzionali che formali di un progetto sono spesso la risultante di considerazioni di carattere costruttivo, che permettono di ridurre in un certo senso il livello di arbitrarietà relativo alle scelte progettuali, denotando allo stesso tempo la cifra estetica del progetto. In quest’ottica, l’essenzialità diventa spesso la chiave per dettare una gerarchia compositiva, dando modo ad un singolo dettaglio di emergere per diventare l’elemento caratterizzante di un oggetto o, ugualmente, di uno spazio.
Photo credits: Bea De Giacomo