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La casa milanese di Gio Ponti, tra luce, materia e continuità progettuale

La casa milanese di Gio Ponti, tra luce, materia e continuità progettuale

Nella casa milanese progettata da Gio Ponti per sé e per la propria famiglia, l’architetto Paolo Rizzo firma un intervento che attraversa il tempo attraverso materia, luce e una sensibilità contemporanea capace di dialogare con l’eredità del maestro senza trasformarla in citazione.

Time Span
2026
Location
Milano
Interior Designer
Paolo Rizzo
Interventi
Fornitura arredi
Status
Delivered


Via Dezza occupa un posto particolare nella storia dell’architettura italiana. È qui che Gio Ponti ha condensato una delle espressioni più compiute della propria idea di abitare, trasformando la casa in un laboratorio di luce, proporzioni e libertà compositiva. Quando Paolo Rizzo ha varcato per la prima volta quella soglia lo ha fatto, come racconta lui stesso, “con occhi infantili”: emozionato, silenzioso, desideroso di cogliere l’essenza di un luogo che sembrava custodire l’esito maturo di un lungo pensiero sulla casa.



Da quell’incontro nasce un progetto guidato dalla volontà di preservare lo spirito pontiano, quella “leggerezza colta” e quella capacità di rendere gli spazi vivi, luminosi e profondamente umani. Palladiana, ceramica vietrese e marmo Bardiglio vengono riletti attraverso uno sguardo attuale, mantenendo un legame con il vocabolario materico originario senza ridurlo a repertorio decorativo.



Anche la luce assume un ruolo centrale. Rizzo la definisce “una materia del progetto”, caratterizzata da una forte identità mediterranea e capace di trasformare continuamente la lettura di superfici e volumi.



La stessa attenzione guida la selezione degli arredi. Le sedute di Pierre Paulin, Warren Platner, Ludwig Mies van der Rohe e il tavolo Sarpi di Afra e Tobia Scarpa entrano negli interni come presenze misurate, capaci di dialogare con l’architettura e con la cultura progettuale evocata dalla casa.



“Conoscere la storia nel profondo è un presupposto imprescindibile”, osserva Rizzo. È da questa conoscenza che nasce una composizione che definisce ritmo, proporzioni e atmosfera. In questo processo, la collaborazione con Gianluca Mollura e Mohd si fonda sulla condivisione di una stessa cultura del progetto e di una comune attenzione alla qualità.



A restituire il progetto è lo sguardo di Andrea Ferrari, che Rizzo considera uno dei più autorevoli interpreti della fotografia d’interni. Le sue immagini non si limitano a documentare gli spazi, ma ne colgono le atmosfere più sottili attraverso ombre, riflessi e profondità materiche.

Una qualità emersa con particolare evidenza nella fotografia scelta da Elle Decor per la cover dello speciale Sensory Design. “Andrea ha saputo cogliere quel senso di silenzio, sospensione e sottrazione che attraversava il progetto”, racconta l’architetto.



Nell’editoriale del numero, Livia Peraldo invita a “rallentare, per assaporare la centralità della percezione e ristabilire un dialogo autentico con lo spazio”.

In via Dezza, la luce filtrata dalle veneziane, i riflessi sulle superfici e il continuo mutare dei materiali costruiscono un’esperienza che richiede tempo e attenzione. È una condizione che appartiene tanto alla casa di Ponti quanto alla sua rilettura contemporanea. Come conclude Rizzo, “il design sensoriale nasce dalla capacità di farci rallentare e sentire nuovamente lo spazio attorno a noi”.

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